|
Dopo aver trascorso dieci anni all'Alfa Romeo, dove sotto le insegne della Scuderia Ferrari aveva gestito il reparto corse, Enzo Ferrari abbandonò nel 1939 la Casa del Portello a causa di insanabili contrasti sorti con la dirigenza, in particolare con il nuovo direttore tecnico, lo spagnolo Wilfredo Ricart.
In quel frangente Ferrari sottoscrisse un accordo che gli impediva di intraprendere qualsiasi attività agonistica con il marchio della Scuderia per almeno quattro anni. Tale ostacolo venne però ben presto aggirato: grazie al denaro incassato con la doppia liquidazione, quella personale dall'Alfa Romeo e quella della Scuderia, il futuro costruttore fondò a Modena nel 1940 una nuova società denominata Auto Avio Costruzioni, dalle cui officine uscirono due vetture spider realizzate con materiale quasi esclusivamente di origine Fiat. Sia l'autotelaio, a longheroni e traverse, sia il motore, un 8 cilindri in linea di 1496 cc, derivavano dalla Fiat 508 C Ballila 1100. Ad affiancare Ferrari in quell'avventurosa impresa fu uno sparuto gruppo di collaboratori fra i quali Alberto Massimino e Vittorio Bellentani.
La Carrozzeria Touring di Milano realizzò le linee morbide e rilanti delle due biposto denominate 815, che il 28 aprile 1940 presero il via al I Gran Premio di Brescia (Xin edizione della Mille Miglia). Le due coppie di piloti Lotario Rangoni Machiavelli Enrico Nardi e Alberto Ascari Giuseppe Minozzi dominarono la categoria Sport fino a 1500 cc, ma poi la rottura di un bilanciere sulla 815 di Ascari e il cedimento della trasmissione su quella di Rangoni posero fine a quel promettente debutto. L'auto di Ascari fu ceduta dallo stesso pilota a Enrico Beltrachini che, nel dopoguerra, la impiegò in almeno otto gare. Quella di Lotario Rangoni, morto durante il Secondo conflitto mondiale, rimase di proprietà del fratello Rolando e venne poi demolita nel 1958.
|