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Al Salone di Parigi, il 6 ottobre 1949, la famiglia delle 166 Ferrari si arricchì di un nuovo coupé denominato così come le monoposto impiegate nella categoria Sport e in Formula 2 166 Inter. La realizzazione di questa vettura due posti fu affidata ancora una volta alla Touring di Milano, che non smentì una tradizione ormai consolidata, allestendo una carrozzeria pulita ed elegante (vista di profilo secco quella Ferrar! conservava, in particolare nella coda, echi dell'Alfa Romeo 6C 2500 Villa d'Este realizzata sempre dalla carrozzeria milanese alla metà degli anni Quaranta). Proprio come sulla barchetta 166 MM, di cui la 166 Inter può essere considerata la versione granturismo, le fiancate erano solcate da due nervature che partivano rispettivamente dal passaruota anteriore e da quello posteriore e si allungavano, la prima a filo della porta, la seconda sino alla parte finale della coda, in prossimità della quale si incurvava leggermente verso il basso. Come sulle precedenti 166, il propulsore impiegato fu il 12 cilindri a V (60°) di 1995,02 cc.
Le numerose vittorie già conseguite dalla Casa di Maranello in Italia e in Europa conferirono alla Ferrari grande notorietà e spinsero tutti i principali carrozzieri dell'epoca a volersi cimentare su quei telai. Oltre alla Touring, il primo a proporre una 166 mter dall'allestimento insolito fu Ghia, che realizzò un coupé disegnato da Mario Boano, apparso in un solo esemplare di colore bianco; sempre nello stesso anno, gli Stabilimenti Farina concepirono un altro coupé sobrio ed elegante (raffigurato nel disegno) che denunciava una straordinaria somiglianzà con la Cisitalia 202 presentata a Parigi nel 1947. Nel '5051, Vignale propose un'interessante serie di coupé, in cui anticipò soluzioni stilistiche poi divenute consuete sulle future vetture del Cavallino, mentre Farina e Bertone arricchirono la gamma delle Inter con due cabriolè!
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